Laboratorio estivo 2018

Integrare la fragilità e vivere il proprio morire

La Settimana di laboratorio si terrà da domenica 1 a domenica 8 luglio 2018, ancora una volta a Santa Cesarea Terme (LE), presso la casa diocesana "Oasi Martiri Idruntini".

Siamo giunti all'ultimo anno di questo progetto che si prefigge di raccogliere, analizzare e rilanciare buone pratiche di annuncio nei passaggi fondamentali della vita. Affronteremo quest'anno il quinto: Integrare la fragilità e vivere il proprio morire.

Sarà una settimana speciale, sia per il tema, sia perché conclude tutto il percorso. Cercheremo dunque di fare una sintesi dei passi fatti e delle "luci di posizione" che progressivamente abbiamo individuato. Proprio per il suo carattere di bilancio conclusivo, la proposta richiede che chi partecipa possa fermarsi per tutta la settimana.


Gli Orientamenti della CEI Incontriamo Gesù, che costituiscono la filigrana del nostro lavoro, così si esprimono al n° 41:

Scoprirsi fragili

«L’ultima area antropologica che intendiamo affrontare riguarda la vasta gamma delle fragilità che segnano profondamente la vita. Alle tante fragilità affettive già menzionate, aggiungiamo quelle relative ai ruoli, come la perdita di lavoro, il fallimento educativo. Possiamo pensare, inoltre, anche alle malattie – soprattutto psichiche – al lutto per la perdita di una persona cara, alle situazioni di disabilità, alla consapevolezza legata al processo d’invecchiamento, fino all’estrema fragilità, rappresentata dal morire.
A questo livello ci troviamo nel campo di quella ricerca di senso, che da sempre abita l’uomo: l’integrazione del limite, ossia il significato del morire nelle sue infinite sfaccettature. Si tratta di esperienze che interpellano la speranza, da quella necessaria per vivere la solitudine e la malattia, fino a quella che è la chiave per affrontare la propria morte non come la fine, ma come il compimento dell’esistenza. Il morire, infatti, può diventare il massimo atto umano nell’affidamento alla vita che prevarrà oltre la morte, grazie alla promessa che sempre la abita: questa disponibilità di fondo è propria di chi ha vissuto la vita donandola.
Con questo siamo nel cuore della fede, dell’annuncio del Dio della vita, della rivelazione della pasqua di morte e risurrezione del Signore e dell’affermazione del Credo: «Credo nella risurrezione della carne e nella vita eterna». Siamo nel kerigma pasquale».


L’équipe sta lavorando con impegno per ricercare, far raccontare e selezionare le pratiche di annuncio presenti nelle nostre comunità ecclesiali che si inseriscono in questa esperienza umana fondamentale. Intanto pubblica una bozza del programma. Già riporta i nomi degli esperti e degli osservatori che ci accompagneranno.



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