Passaggi di vita, passaggi di fede.
Per una mappa delle transizioni nella vita adulta

1. L'esperienza del divenire adulti

Nella lettura dell'esperienza della vita adulta si è ormai attuato il passaggio tra due concezioni o modelli interpretativi molto diversi:

  1. da quello della stabilità, caratterizzato da unità, certezza, forza, credibilità, responsabilità, autonomia e autorità; la connotazione fondamentale è la maturità; l'adulto è la persona matura
  2. a quello del cambiamento: pluralità (siamo molti adulti allo stesso tempo), incertezza, crisi, assenza di potere e spesso di credibilità. Si arriva così a tessere l'elogio dell'immaturità1.

La vita adulta appare ormai per tutti, qualsiasi sia la lettura che se ne fa2, una successione di transizioni, con alcuni passaggi particolarmente importanti, all'interno dei quali si gioca la fisionomia della propria vita.

In un contesto culturale di stabilità essere adulti era vissuto piuttosto come esperienza di stabilità, basti pensare al lavoro (impara l'arte e mettila da parte), all'ambiente di vita, agli affetti, alle opinioni, ai comportamenti.

In un contesto culturale segnato dalla complessità, dalla globalizzazione, dall'interculturalità, dalla comunicazione, dalla facilità dei viaggi, tutto è vissuto all'insegna del cambiamento.

2. Divenire se stessi cambiando

In questa situazione di mobilità, ciò che è determinante non è la maturità come stato raggiunto, ma la maturità come processo, che possiamo chiamare "maturazione". Si è in un processo di maturazione quando si coglie sempre meglio il significato di quanto ci accade e si decide di sé negli accadimenti. La maturazione è l'identità in fieri. Ognuno diventa se stesso cambiando. La sfida è questa: diventare se stessi nel cambiamento. Il che vuol dire: accettare le mutazioni e non abdicare mai a se stessi. Tessere se stessi sulla tela di un paesaggio in continuo cambiamento.

3. La cura della vita interiore

Per questo motivo, essendo centrale la questione del senso (come "significato" di una molteplicità di situazioni e come "direzione" da prendere dentro una pluralità di possibilità), diventa determinante per ogni adulta/adulto (e quindi centrale nell'educazione e nella formazione degli adulti) la cura della vita interiore, che potremmo definire come lo stare pensosamente dentro la propria esistenza, accedere a quel "sapere dell'anima" dove si coglie il senso del proprio esistere, anche di quello più tormentato. Il modo più bello per dirlo è quello che l'evangelista Luca attribuisce come stile a Maria: «Maria custodiva tutte queste cose nel suo cuore»3 (Lc 2,51).

4. La crisi

Come fattore dinamico della ricerca di senso nella vita adulta sta sempre una "crisi", un passaggio. Possiamo riprendere quanto scrive Daniele Loro:

«Un'esperienza di crisi è, di solito, un'esperienza per difetto, nel senso che ci si può trovare di fronte ad un'improvvisa mancanza, dovuta al venir meno di ciò che si sta vivendo: ad es. la perdita del lavoro, il fallimento di un progetto, la fine di un legame affettivo, la perdita di una persona cara, la dissoluzione delle proprie convinzioni, il passaggio al pensionamento, ecc.

Può essere anche una crisi per eccesso, che si ha quando si vive qualcosa che non appare racchiudibile totalmente entro gli schemi o le convinzioni della propria vita. È il caso, ad esempio, dell'esperienza estetica o affettiva, quindi l'incontro con qualcosa (o qualcuno) di profondamente bello che appare del tutto "differente" da tutto ciò che si è conosciuto o sperimentato in precedenza, mentre ciò che si conosceva fino a quel momento si rivela all'improvviso come relegato su uno sfondo "indifferente". Quando l'esperienza estetica o quella affettiva colpiscono in profondità, al punto tale da coinvolgere totalmente il soggetto, questi non può non chiedersi, meravigliato, cosa sia stata la sua vita fino a quel momento, a tal punto, ora, essa gli appare diversa. La stessa reazione può accadere quando si vive l'esperienza del "dono" ricevuto: esso appare come il gesto totalmente gratuito e libero di chi lo compie, di fronte al quale il ricevente avverte di non poter avanzare alcun merito; da qui il suo interrogativo: "chi sono, io, per essere destinatario di un simile gesto"?

Dunque, la situazione di crisi, qualunque ne sia la ragione, è profondamente destabilizzante; pertanto essa provoca ad interrogarsi sia a riguardo di ciò che si sta vivendo, sia a proposito di quello che si è vissuto fino a quel momento. E se quel significato lo si ricerca, non in vista dell'agire ma in vista di una più profonda comprensione di ciò che si è, o che si è stati, allora la riflessione va nella direzione della parte "più interna" di sé e l'adulto si trova alle soglie della sua vita interiore, che può essere denominata come luogo del sapere dell'anima, se per "anima" si intende il principio vitale - e quindi anche veritativo - dell'esistenza, che è racchiuso nel suo "senso": la vita interiore come luogo del sapere del senso del proprio esistere! La vita interiore si manifesta così come una scoperta dell'adulto, a partire dalla sua riflessione sulla propria storia. Essa si presenta come il "luogo esistenziale" in cui "guardare" dentro di sé per cercare di scorgervi il "senso" del proprio vivere; ma è anche il luogo dal quale, a ritroso, si può ritornare alla dimensione esteriore del proprio esistere»4.

5. Le soglie di accesso alla fede

Proprio perché determinanti nel processo di maturazione della vita adulta, proprio perché in gioco c'è la questione del senso, tutte le crisi degli adulti (sia le crisi per difetto, sia le crisi per eccesso), sono possibili "soglie di accesso alla fede"5. Questo perché dentro queste esperienze ci viene incontro il mistero umano nelle sue due facce: quello della vita e quello della morte. In ognuno di questi passaggi fondamentali è in gioco un'esperienza pasquale: il desiderio di vita e la minaccia della morte. Si tratta potenzialmente di un processo di morte e risurrezione: vale per un innamoramento, la nascita di un figlio, una crisi affettiva, una malattia, ecc. Perché da soglie queste esperienze possano diventare acconsentimento e professione di fede ci vuole, è evidente, che dentro il processo umano di introspezione (quello che abbiamo chiamato vita interiore) si presenti una "rivelazione" e uno "svelamento", la testimonianza cioè di chi aiuta a far cogliere una "Presenza a favore" in tutto quanto ci succede. È a quel punto che l'esperienza di crisi per difetto può diventare preghiera di invocazione e l'esperienza di crisi per eccesso può diventare rendimento di grazie e lode (sono proprio questi i due movimenti dei salmi). Questa proposta di fede dentro le situazioni di transizione nella vita diventa per molti una vera esperienza di "secondo annuncio", che può aiutare a leggere la propria vita come storia di salvezza, una vita abitata da una Presenza che accompagna e salva.

L'annuncio (primo o secondo che sia) appare quindi un processo di rivelazione, svelamento-riconoscimento e acconsentimento, processo che si innesta nel terreno di ricerca di senso di una persona, sulla minaccia della morte e sul bisogno di vita. Rivelazione: una parola di testimonianza che viene dall'esterno; svelamento/riconoscimento: scoperta di una presenza («Il Signore era qui e io non lo sapevo!» (Gen 28,16); professione di fede (fiducia, abbandono e decisione).



1 Duccio Demetrio, Elogio dell'immaturità. Poetica dell'età irraggiungibile, Raffaello Cortina Editore, Milano 1998.

2 La lettura stadiale di Erik Erikson e di Levinson (Erikson, I cicli della vita. Continuità e mutamenti, Armando, Roma 1984; D. Levinson et al., The Seasons of a Man's Life, A.A. Knopf, New York 1978); la lettura dell'adulto frammentato di Duccio Demetrio e della sua scuola (D. Demetrio, In età adulta. Le mutevoli fisionomie, Guerini e Associati, Milano 2005); la rilettura di Daniele Loro, in prospettiva di ricerca del senso come processo di maturazione della vita adulta (D. Loro, «La fatica di vivere da adulti. Essere, diventare, riconoscere», in Credere da Adulti. Settimana di formazione per catechisti degli adulti. Siusi, 29 giugno-6 luglio 2008, dispensa ad uso dei partecipanti, pp. 19-50).

3 È qui centrale il verbo "custodire" che indica la capacità introspettiva e contemplativa di quanto accade. È da notare che in questo caso l'evento custodito è un evento che sconvolge, destabilizza. È uno smarrimento all'interno del viaggio. Risulta a questo proposito interessante ciò che nota Patrizio Rota Scalabrini: bisognerebbe parlare non dello smarrimento e del ritrovamento di Gesù al tempio, ma dello smarrirsi e di un parziale ritrovarsi dei suoi genitori, di fronte a un figlio che segnala la propria differenza.

4 Credere da adulti..., o.c., 37.

5 Vescovi delle Diocesi Lombarde, La sfida della fede: il primo annuncio, EDB 2009, 11-26.



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