pubblicato mercoledý 5 agosto 2015


Un incontro con gli adulti, genitori del catechismo
parrocchia SS. Cosma e Damiano, Alberobello


Una piccolissima esperienza, che però ha lasciato un segno nella mia "erranza" di catechista da più di trent'anni: nel mio percorso ho seguito prima i bambini, poi i preadolescenti, poi – per molti anni – gli adolescenti e i giovani, dai quali e con i quali ho imparato in modo particolare ad ascoltare la vita e a lasciarsene interpellare. Gli adulti, invece, sono ormai quasi di default lontani dalle parrocchie, finché... non arrivano i figli.

Così sono stata coinvolta nell'accompagnamento di un gruppo di genitori di bambini di prima elementare; dopo alcuni incontri “invernali” ho seguito il gruppo in un'uscita domenicale, che prevedeva – accanto ad attività di arrampicata e ad una dimostrazione di falconeria – anche un momento di incontro e riflessione.

Ogni famiglia era stata precedentemente invitata a portare con sé un pezzo di stoffa ricavato da un indumento usato. Al momento della condivisione, ho invitato ciascuno – grande o piccolo – a spiegare da che cosa era stato ricavato il pezzo di stoffa e che significato avesse: la maglietta del primo allenamento di minibasket, la maglia di mio marito che oggi è rimasto a casa per lavorare, l'asciugamano di quando ero piccolissimo, il grembiule di mia nonna che non ho mai conosciuto, la stoffa con cui mi sono coperta per fare la befana alla prima recita del bambino...e tante altre cose belle!!

Questi pezzi li abbiamo poi, con pazienza e allegria, cuciti insieme: ne è uscita una coperta-tovaglia variopinta. E ho detto che questo era il significato della Chiesa, per i cristiani: la storia di una persona che si lega a quella di un'altra e di altri per diventare la storia di una famiglia, le storia di famiglie diverse che si legano tra loro per diventare storia di una comunità... “Che ve ne pare?” – ho chiesto – “Se è così ci piace, adesso che abbiamo capito cos'è, ci piace, la Chiesa!” Poi abbiamo anche notato che il filo era grosso, le cuciture grossolane e diverse, gli aghi usati con abilità varia... ma quello che teneva insieme il tutto era una forza sola... Che cos’è che tiene insieme le storie di persone che non si sono scelte per fare una comunità? Nessuno potrebbe fare ciò che fa quella forza misteriosa, alla quale diamo il nome di Spirito Santo.

Allora adesso, ho chiesto alle coppie, prendetevi qualche minuto per regalarvi il ricordo della giornata: dite uno all'altro/a che cos'è che dà forza alla vostra famiglia, dove trovate l'energia per affrontare le giornate...Nessuno sa ciò che è accaduto dopo, ma vedere – eravamo nel bosco, perciò senza pareti! – che dopo qualche minuto sono tornati dopo essersi scambiati un abbraccio e un bacio davvero è stato il segno che Dio si è reso presente. Un dono grande, che speriamo renda feconda la piccola esperienza di quella giornata facendone la tappa di un cammino.

Il percorso in cui mi trovo coinvolta è il primo in cui mi viene affidato direttamente il compito di gestire gli incontri con i genitori. Lo vivo con qualche timore ma con molto affetto: non ho l’esperienza diretta della genitorialità, ma questi genitori giovani sono molto vicini per età e condizione familiare ai giovani che ho seguito negli anni passati, con i quali continuo a vivere relazioni forti. Imparo da loro la priorità dell’ascolto. Imparo che l’appello alla vita e ai legami intessuti, che hanno originato le famiglie di oggi, rappresenta la porta d’ingresso per l’annuncio sulla vita di fede e in particolare sull’annuncio che riguarda la comunità: la riflessione di questi genitori – tra le chiacchiere di quella giornata – sull’importanza di vivere relazioni personali con chi in qualche maniera rappresenta la comunità (la catechista del gruppo e la sua famiglia, gli animatori dei bambini e dei genitori, il parroco... se e quando presente nella condivisione) li conduceva dritti dritti a dire che non ha senso parlare di vita di fede e di comunità se non se ne vive, magari poco a poco, l’esperienza. Alcuni di loro hanno anche tranquillamente ammesso come negli anni proprio l’assenza di queste relazioni li avesse allontanati dalla vita della parrocchia... ed è stata percepibile la diversa emozione con la quale tutti hanno partecipato alla celebrazione della Messa che ha concluso la giornata, tra l’altro in una parrocchia ospitante che si è lasciata a sua volta stupire da questa piccola invasione colorata... lo stupore, un altro sentimento che dovremmo coltivare in relazione all’annuncio!

Ho pensato a quanti e quanti ragionamenti e riflessioni sulla comunità avrò accumulato in tanti anni e poi... ci voleva il volo di un falco, da ammirare in una domenica di luglio, per avere occasione di toccare con mano un annuncio che si fa verità. D’altra parte, non è di quello sguardo lungimirante e acuto che abbiamo bisogno, del saper guardare oltre le pratiche abituali, le consuetudini rassicuranti, i volti che già conosciamo? Spero davvero che il Signore voglia concederci questo dono così necessario. Prima ancora, spero che ci conceda la grazia di cercarlo e di invocarlo.

 

resoconto di Antonella Longo (@)



I commenti espressi su questo racconto:

(5 ago '15) Carlo: Grazie a Te cara Antonella e buon servizio.

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