pubblicato martedì 14 luglio 2015


Errare nell’Europa, errare nelle Chiese


Racconto di un'Ortodossa-non-praticante-libertina-anticlericale
un po’ cambiata

 

“Qual è il vostro primo ricordo della fede?” chiese il prete, voce un po’ metallica ma pacata, occhietti vispi ma buoni...

 

“Ehhh? E adesso cosa gli racconto!?

Che in Romania sotto Ceausescu la religione non era accettata, che le chiese venivano demolite di notte, di nascosto, perché di giorno la gente faceva corpo comune, in cerchio intorno alle chiese per proteggerle!?

Gli devo raccontare di tutti i preti ortodossi messi in prigione e torturati o mandati a lavorare al Canale Danubio-Mar Nero, tomba di migliaia di detenuti politici?

O che all’ingresso di ogni chiesa c’erano gli uomini della Securitate, i servizi segreti romeni, che osservavano la gente che entrava in chiesa per poi riferire, che non ci si potevano radunare più di quattro persone, perché se erano più di quattro “complottavano contro il Regime”?

 

Devo raccontargli che a casa mia, mamma e papà non ci avevano mai parlato di Dio, per proteggerci, così come non avevano mai fatto commenti politici per la stessa ragione?

Che era vietato dire a Pasqua “Cristo è risorto”, ma che la gente la festeggiava sì, la Pasqua, in silenzio, sussurrando gli auguri come una litania, con in mano le uova rosse?

 

Qual è il mio primo ricordo della fede!?

Forse la nonna paterna, che si girava tutte le sere in estasi totale verso l’icona annerita, messa in alto in un angolo della cucina – una delle poche cose che le erano rimaste dopo quel giorno da incubo...

Era da poco finita la guerra.

Intimarono ai romeni di attraversare il fiume Prut in 24 ore, altrimenti il giorno dopo sarebbero già diventati cittadini sovietici, di una repubblica dell’URSS che più tardi si sarebbe chiamata “Repubblica Moldova”...

I miei nonni persero tutto, quel giorno: la casa i beni, la loro storia e il loro passato, persero fratelli e sorelle che non fecero in tempo a fuggire o increduli rimasero lì, speranzosi nel futuro.

Si concentrarono sul futuro, i mei nonni in quel giorno: presero tutti i figli e attraversarono il Prut, insieme a quel che riuscirono ad afferrare, di fretta. Ed a quell’icona...

 

O devo raccontare dei nonni materni, e dei lori incontri presso gli Evangelisti?

Aaaah, erano belli quegli incontri: uno spasso - dentro la piccola casetta c’era tanta gente semplice e buona, cantavano, erano gioiosi. I miei nonni lì erano rinati, avevano visi sereni e trasfigurati, mentre recitavano le loro preghiere...

Il tempo in quel villaggio lontano veniva ancora scandito dal ritmo atavico del sole e della natura...

Erano nati ortodossi, i miei nonni... Si erano rifugiati nella fede e diventati Evangelisti scegliendo la semplicità dopo che gli avevano strappato la terra.

La terra è tutto per un contadino ....

Un giorno arrivarono quelli del Partito, non lo picchiarono, mio nonno, come picchiarono gli altri, neanche lo misero in prigione, gli dissero solo: “Regalaci la terra, altrimenti ti buttiamo fuori dall’università i 3 figli che hai mandato a studiare in città”...

 

O forse il mio primo ricordo della fede sono quelle sere che nella stanza vicina si sentivano le urla di mio padre - di nuovo ubriaco – e il pianto di mia madre e io in ginocchio piangendo ripetevo come un mantra: “DiofachenonlapicchiDiofachenonlapicchiDiofachenonlapicchistavolta...”

 

Io il mio primo ricordo sulla fede non so quale sia...

Dio sì, Dio però c’è sempre stato vicino a me.

Il mio Dio a cui faccio domande e che mi risponde.

Il Dio buono, energetico, luminoso, il Dio della Kallokagathia greca, del Bello Vero e Buono...

Il Dio che non punisce mai, perché tanto ci puniamo da soli, con il vuoto di energia che ci creiamo facendo del male...

 

Il Dio di cui parlava quel prete ortodosso romeno un po’ matto (“originale” lo chiamava la sua gente che lo adorava) che ci sposò 15 anni fa: “Non ha importanza se tuo marito è cattolico e tu sei ortodossa, a Dio non interessa questo, a Dio interessa solo che vi amate e vi volete sposare”.

Quel prete con il quale andammo dopo la cerimonia a ristorante, a farci un birrozzo con un bell’arrosto...

E sono sicura che anche Dio si sarebbe fatto volentieri un bel birrozzo allora, in quella lontana giornata di giugno troppo afosa ...

 

E ora sono qui, a seguire degli incontri di catechismo per i genitori...

CATECHISMO!!! IO!!! Ortodossa-non-praticante-libertina-anticlericale!!!

 

Quando nacque il nostro primo figlio, per una sorta di accordo non espresso, decidemmo che mio marito si sarebbe occupato dell’approvvigionamento, mentre io, da prof mancata, avrei seguito il bimbo nello studio.

“I corsi di Catechismo invece, spettano a TE, che sei cattolico. Non mi interessa se sei ateo, te li ciucci tu, sai benissimo che io i preti cattolici non li posso vedere e che per me sono solo degli ipocriti”.

 

Ma già dopo il primo incontro con gli altri genitori, mio marito tornò a casa deciso: “Ci vai TU a questi corsi invece, tu questo prete lo devi conoscere, questo non è come tutti gli altri”.

E siccome per i figli si fa questo e altro... mi toccò di andare a sentire “quel prete”.

Che già dal primo incontro, però, mi sorprese...

E tutti gli altri incontri furono sorpresa e meraviglia: sorpresa di sentir parlare una persona molto di larghe vedute e meraviglia della sensazione di gioia e piacevole condivisione che mi regalavano quegli incontri.

Delle volte addirittura ci arrivavo combattuta, presa dai miei pensieri e sommersa nei miei dubbi e scoprivo sbalordita che certi argomenti di quel giorno sembravano fatti apposta per dare risposta ai miei stati d’animo contorti.

Come quando ci parlò dell’attrazione verso le donne, che era una delle cose che mi irritava di più nei preti cattolici: il fatto che non si possono sposare ma poi fanno delle scelte discutibili.

Oppure quando ci parlò dei desideri: che sono buoni sì, perché ci portano ad andare avanti, ma che bisogna sempre distinguere fra desideri buoni e desideri non buoni, con finalità negative...

O quando parlammo del PECCATO, che era un modo di fare del male a se stessi o agli altri, esattamente come l’avrei definito io...

E quella volta che scoprii con sorpresa quanti altri genitori avevano, come me, la voglia di mollare tutto e di scappare? Che come me, delle volte entravano in casa la sera e avevano subito voglia di andare a “prender le sigarette”, anche se non fumavano, esattamente come me? Quante risate che ci eravamo fatti, quella volta!

Insomma, quel percorso, insieme a tanti altri genitori, insieme a quel prete e ai due catechisti che ce la mettevano tutta a stimolarci, e spronarci e coinvolgerci (lui - un ragazzo entusiasta, solare, pieno di energia; lei - dolce, sensibile, riflessiva) mi avevano aiutata a cambiare.

Come minimo, a cambiare la mia opinione sui preti cattolici e ad essere più tollerante e più aperta verso la Chiesa Cattolica...

Non sapevo allora cosa avrebbe scelto mio figlio da grande o se ci avrebbe creduto o no..., ma il fatto che avesse fatto QUEL percorso, insieme a QUELLE persone così preziose, per me allora era molto importante...

 

Ed ora eccomi qua: a ricominciare tutto da capo, insieme alla mia bimba più piccola; altri bimbi, altri genitori, altri catechisti, io ancora più mamma e quel prete cattolico ancora più vicino, quasi amico...

    

Il prete sorrideva, nella sua barbetta screziata di bianco...

Mi resi conto che mentre mi ero fatta i miei viaggi mentali, avevano già parlato tutte le altre mamme ed erano già passati ad un altro argomento...

Ero riuscita a non rispondere alla sua domanda che mi era sembrata così difficile...!

“Beh, per stavolta mi è andata bene”, pensai...    

 

Cos’era rimasto, poi di quell’ ortodossa-non-praticante-libertina-anticlericale di 4 anni fa, quando il marito le intimò di andare a seguire i corsi di catechismo per genitori?

 

Ortodossa perché nata così e battezzata così, ma non praticante perché in casa non si parlava di chiesa o di Dio e non si andava a messa perché i genitori ci volevano tener lontano da tutto ciò che non andava bene al partito e avrebbe potuto essere una minaccia per noi...

 

Libertina e anticlericale perché non avevo mai sopportato i dogmi e non accettato le regole create dagli uomini a nome di Dio, semplici speculazioni; perché ho sempre creduto che l’unica regola valida sia... provare a fare del Bene.    

Perché penso che se due decidono di divorziare è un loro diritto e la chiesa e Dio con questo non c’entrino niente. Così come non c’entrano niente con il divieto di matrimonio per i preti cattolici o il divieto di confessarsi delle persone divorziate, con l’uso dei preservativi o della pillola del giorno dopo...

 

Diciamo che quell’Ortodossa-non-praticante-libertina-anticlericale di quattro anni fa è rimasta tale, ma è anche un po’ cambiata...

Che ha capito una volta in più che sono LE PERSONE che fanno la differenza, nelle parrocchie, per strada e in famiglia; che non importa tanto se uno è ortodosso o cattolico o protestante, ma è importante ciò che fa; che la bellezza della religione cristiana, a differenza di altre religioni che rispetto, è quest’aspetto meraviglioso di amore gioioso e altruista dell’“io mi sono sacrificato, ma per amore per te, per la tua rinascita, affinché tu capisca e possa scegliere di cambiare e migliorare”.

 

Non si è trattato per me di aver ritrovato la fede, perché io la fede ce l’ho sempre avuta.

Ma da ortodossa, venire ad una messa cattolica (solo ed esclusivamente per... “dovere di mamma”!) e sentir dire durante la messa “Il Vangelo ci parla di amore e di scelta libera” ha l’effetto di... una forte scarica elettrica!

 

Credo che QUI sia la chiave della modernità del Cristianesimo!

Di quel tanto provocatorio “Il XXI secolo sarà religioso o non sarà”, di Andrè Malraux.

Questa libertà è la chiave per una nuova dimensione, per una trasformazione e un rinnovamento.

La libertà di scelta, dopo troppi anni di dogma di regole di abusi di condanne!

Insomma... in parole povere è come dire ad una persona “Puoi fare tutto quello che vuoi, ma quando fai delle scelte belle stai bene tu e tutti gli altri intorno a te”.

Puoi scegliere di venire a messa o non venire, ma le poche volte che sei venuto, ti ricordi come sei stato bene condividendo con noi quei momenti? Hai la libertà di fare il tuo percorso e le tue scelte, ma tutte le volte che vorrai entrarci, noi saremo qui ad aspettarti”.

 

Io, il MIO cammino da fare d’ora in poi non lo conosco. Lo sto scoprendo passo dopo passo, provando a fare del bene e un po’ come diceva Sant’Agostino: “Ama e fa’ quello che vuoi”.

E non so che aiuti vorrei avere per continuare il MIO percorso.

A me, ortodossa, è capitata Quest’esperienza, con Questo prete, in Questa parrocchia.

Ma ho capito di che tipo di aiuti ha bisogno... la Chiesa Cattolica e tutte le altre chiese cristiane.

Hanno bisogno di preti COSÌ: di larghe vedute, tolleranti, saggi, intelligenti, generosi e magari anche con occhietti vispi, ma buoni, come quello della mia parrocchia.

Se i preti servono ad avvicinarti alla fede o a Dio... allora possono essere solo COSÌ.

 

Quell’ortodossa-non-praticante-libertina-anticlericale ha spesso dei flash di una scena in cui un uomo vestito di bianco, umile ma saggio, piega la testa davanti un fiero patriarca ortodosso che rimane shockato.

lettera firmata (@)
parrocchia di san Pio X - Modena



I commenti espressi su questo racconto:

(14 lug '15) don Peppino: grazie per avermi ricordato che nulla risulta più contagioso di una testimonianza solare, limpida, umana! dal tuo racconto ho percepito che solo un messaggio offerto in libertà può anche catturare l'altro pur lasciandolo nella più assoluta autonomia. ho anche capito qualcosa di più delle tante ortodosse georgiane che lavorano nel territorio della parrocchia dove svolgo il ministero. mi hai confermato la delicatezza del passaggio di vita del 'generare' come luogo di un secondo annuncio per la chiesa che accoglie. mi sono anche detto che per un prete la tolleranza non basta. ciò che cattura è certamente quello che viene dopo.

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