pubblicato giovedý 22 settembre 2016


I miei genitori


Quando la vita diventa una favola

 

Ho deciso di raccontare qui l’esperienza dei miei genitori e di riflesso la nostra, di figli e fratelli, che stiamo vivendo oggi, dopo essere stata invitata a testimoniarlo da più parti, in particolare dalla simpatica e preparata compagnia di amici provenienti da più parrocchie di tutta Italia, che si è formata e si ritrova da tre anni ormai, nel mese di luglio, presso il Mericianum a Desenzano, grazie al Servizio per la Pastorale dell’Arte Karis e a fratel Enzo Biemmi, per i giorni di Laboratorio con l’Arte, inseriti nel Progetto Secondo Annuncio, dedicato alla nuova evangelizzazione degli adulti.

È curioso che le tappe fino ad ora studiate corrispondono al percorso dei miei genitori e di noi figli, quindi prima di raccontare elenco gli ambiti già elaborati:
- 2014: generare e lasciar partire (l’esperienza della genitorialità nelle sue varie fasi e nelle diverse sfumature)
- 2015: l’errare (nel senso dell’esplorare e dello sbagliare)
- 2016: legarsi, lasciarsi, essere lasciati, ricominciare (il mondo degli affetti).

I miei genitori si sono sposati nel 4 giugno del 1961: giovani, freschi ed innamorati, si sono conosciuti in un giorno d’estate, sulla spiaggia di Bardolino, sul lago di Garda. In sedici anni di matrimonio hanno costruito una famiglia con noi quattro figli a scaletta: due femmine e due maschi.

Sono stati anni difficili, per i cambi di lavoro, di residenza, sacrifici ed impegno per farci crescere al meglio. Dico sedici, perché una grave crisi di coppia si è aperta e mio padre ha lasciato mia madre quando mio fratello minore ha compiuto tre anni. Il primo anno di separazione io e mia sorella lo abbiamo vissuto con mio padre (vita sregolata, bocciate entrambe in prima e seconda superiore) mentre mia madre, prima casalinga, ha ricominciato a lavorare come sarta e stiratrice. Dal secondo anno in poi tutti noi figli abbiamo vissuto con mia madre e mio padre si è trasferito al sud, vicino al suo luogo natio, si è risposato ed ha avuto un’altra figlia.

In totale sono stati separati trentasei anni, mentre la vita ha continuato il suo corso, con noi figli feriti, piagati nell’intimo... La separazione dei genitori è stata una ferita che non si è mai rimarginata e che ha influenzato le nostre relazioni e la formazione della personalità. Anche il nostro futuro è stato influenzato da essa, perché per problemi economici non abbiamo potuto proseguire gli studi universitari. Ci siamo tutti sposati e abbiamo avuto figli. Io nel corso di questi lunghi anni ho comunque sempre mantenuto un collegamento con mio padre, attraverso lettere, telefonate, l’ho anche visto qualche volta ed ho conosciuto nostra sorella di seconde nozze; in un certo senso ho fatto da ponte, trasferendo le informazioni a mio padre e a mia madre, aggiornandoli sulle varie novità.

Mia madre ha vissuto un brutto periodo in cui ha covato molto rancore dentro il suo cuore, non si è mai data pace per le decisioni prese da mio padre, fino a quando non ha conosciuto il suo attuale confessore, che con calma e pazienza l’ha orientata al perdono e alla preghiera nei confronti dell’ex marito.

Mio padre nel frattempo si è separato nuovamente con un definitivo divorzio dalla seconda moglie e ha vissuto gli anni della pensione viaggiando irrequieto per il mondo e facendo nuove esperienze spirituali alternative, perché la sete di Dio è sempre stata forte in lui ma si è sentito escluso ed abbandonato dalla chiesa cattolica nel periodo più critico della sua vita. Arrivo velocemente agli ultimi anni: nel 2013 capisco che mio padre non sta bene: si trascura e vive solitario, con la figlia di seconde nozze ormai autonoma e indipendente. Decido di andare a trovarlo e di partire al più presto, non appena lo comunico, mia sorella e mia madre decidono di accompagnarmi.

Inizia così la seconda vita dei miei genitori: dopo i tre giorni di soggiorno al mare hanno iniziato a guardarsi negli occhi e hanno riaperto un lungo dialogo per trovare le risposte a tutti i punti interrogativi che in trentasei lunghi anni hanno collezionato. Mia madre dopo di allora è tornata spesso da mio padre ed insieme si sono riscoperti nuovi, diversi e... come dire, si sono re-innamorati delle nuove persone che erano diventate!

Per noi figli è stata una gioia ma anche difficile da accettare: bisognava lasciarli andare, noi figli avevamo da lasciarli ricongiungere e abbandonare tutti gli schemi fino ad allora usati...Sono di nuovo tornati coppia e hanno dovuto riconquistare lo spazio perduto nelle nostre famiglie ormai cresciute, con figlie sposate e nipoti. Ricostruire relazioni e riallacciare legami. È stato difficile comunque per tutti, un “sisma” psicologico che ha destabilizzato gli equilibri che si sono formati in precedenza.

Il 17 febbraio 2014, i miei genitori hanno riformulato le promesse di matrimonio durante una Messa celebrata con grande gioia dal confessore di mia madre, con mio padre riconvertito a Cristo, attorniati dai parenti anch’essi ricongiunti, è stata una festa grande nella quale ha vinto la fede, la speranza, il perdono e la preghiera incessante da parte di mia madre.

Recentemente ho scoperto che la stessa notte che i miei genitori meditavano il ricongiungimento, hanno sognato tutti e due papa Francesco. Per questo oggi sperano, prima che finisca l’anno della Misericordia, di riuscire ad andare a Roma per poter stringere la mano al papa, consigliere inconsapevole della loro decisione...Desiderio difficile da realizzare, ma a questo punto, tutto può accadere!

Ora i miei genitori entrambi ottantenni Mirella ed Emilio, vivono come due fidanzatini, mano nella mano e... in giro per l’Italia e per il mondo! Hanno già visitato la Turchia, la Polonia, andranno a Parigi e chissà mai dove... Bisogna prenotarli per averli nelle nostre famiglie... Sono felici e non vi dico la faccia che fanno i sacerdoti che ascoltano la loro esperienza: ne restano sconvolti per il finale a sorpresa della storia!

Concludo con una breve riflessione di mio padre: “Che tesoro la vita! È come l’amore, chi se lo aspettava così bello e grande da vecchi! Eppure quella incostanza e mancata consapevolezza giovanile era solo crescita incompiuta. In fondo al cuore c’è una bellissima favola! Da nonni la si sa leggere...Quanto più si è fragili tanto più si è capaci di giocare con la propria felicità.” (Emilio)

 

resoconto di Fabrizia (@)



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