pubblicato giovedý 27 ottobre 2016


Lasciarsi e ritrovarsi nell'Eucaristia, un'esperienza di vedovanza


Analisi di un’esperienza ricevuta

Ripensando al mio cammino e a come il Signore sapientemente mi ha guidata, posso riconoscere nell’incontro con Michele e quindi con la sua famiglia una prima chiamata. Michele frequentava la messa fedelmente ed era cresciuto in confidenza con il suo parroco, io lo accompagnavo volentieri se me lo chiedeva, ma non faceva parte delle mie priorità...All’età di 22 anni io e 26 lui ci siamo sposati nel 1990 e ci siamo preparati con il corso per fidanzati della mia parrocchia di origine, era un percorso che aveva inizio i primi di ottobre e terminava alla fine di maggio con incontro settimanale, per me era il primo avvicinamento dopo la Cresima nel 1978 all’età di 10 anni e un piccolo approccio al grest a 16 anni (tra l’altro molto deludente), mi ricordo l’interesse che mi animava ad andare ad ogni incontro, hanno parlato il Sindaco, il Ginecologo, uno della Sacra Rota ... Alla fine la proposta è stata di frequentare i gruppi parrocchiali, perché lì c’era brava gente che educava bene i propri figli e quindi i nostri figli avrebbero potuto avere buone compagnie... la nostra riflessione è stata: “i nostri amici non sono delinquenti per cui grazie per l’invito!... ma gli amici ce li scegliamo!!!

Siamo andati ad abitare nell’appartamento sopra i genitori di Michele, mia suocera classe 1920 e mio suocero classe 1911 gente semplice di campagna con una fede altrettanto semplice ma non ingenua. In particolare mia suocera mi ha sempre accolta e voluto bene, anche se ero una che non andava a messa, e con tanta pazienza e testimonianza mi ha dato le “basi elementari” un po’ alla volta ho re-imparato anche a recitare l’ave Maria (che dal tempo delle elementari avevo quasi dimenticato). Abbiamo battezzato i nostri due figli senza sapere bene cosa volesse dire e mia suocera con la scusa che le faceva compagnia si portava mio figlio a messa, mentre io rimanevo a casa ad accudire mio suocero e la piccolina. Quando mia suocera è morta, ho sentito il dovere di portare a messa i miei figli, in particolare ho desiderato che mio figlio facesse il chierichetto perché potesse crescere in confidenza con il proprio parroco come era stato per Michele con il suo. Ho iniziato anche a fare un piccolo servizio di pulizia della chiesa, ma sempre non sapendo bene il perché, ma solo per “senso di dovere”. Dopo sei anni di fidanzamento e quattordici di matrimonio all’età di trentasei anni io, dodici mio figlio e otto mia figlia, Michele quaranta anni si ammala di un tumore e dopo sei mesi di malattia di cui cinque con ricovero in ospedale con assistenza giorno e notte e tanta preghiera. Eravamo in ospedale... mi dicono: Signora non c’è più niente da fare! Avrà altri quattro cinque giorni di vita... dopo pochissimi minuti compare il nostro Parroco don Riccardo che era venuto a trovare Michele... è stata la prima persona a cui l’ho detto!... mi è sembrato che il Signore in quel momento si fosse fatto presente a consolare...

Dopo la morte di Michele ho continuato ad andare a messa per un anno e come se avessi vissuto senza rendermi conto dov’ero! Le nostre amicizie erano sparite (è difficile rimanere vicino a chi è nel dolore) ma un po’ alla volta alcune persone della classe di mia figlia, in particolare una sposa Isabella mi si è fatta vicina con la scusa di fare i compiti... (a distanza di tempo sono venuta a sapere che durante la malattia a casa sua con amici della comunità si pregava il rosario per la guarigione di Michele e per la nostra famiglia...), mi hanno raccolta. Mi hanno invitata a partecipare al gruppo famiglie parrocchiale, al dire il vero un po’ striminzito, ma capace di accogliere. Ho accettato di partecipare anche se non ne avevo voglia, perché così davo la possibilità a mia figlia di giocare con le sue amichette.

È l’anno della prima comunione di Agata e la Cresima di Luca, avevo un grande dolore nel cuore i miei figli non avevano il loro Papà in questo momento importante per loro, ho deciso di invitare tutti gli zii (la famiglia di Michele era molto numerosa perché erano sette fratelli) e di preparare il pranzo a casa... 38 invitati per la comunione di Agata! Mi prendo ferie per il sabato precedente così avrei avuto il tempo di preparare... Tramite una sposa del gruppo famiglie vengo a sapere che proprio quel sabato a Treviso c’era un convegno del movimento vedovile Speranza e Vita. Un po’ combattuta tra le cose da fare a casa e questo convegno, scelgo di andare al convegno... (solo al mattino però...) Chiedo ad un’amica giovane vedova che mi abita vicino e partiamo! Arriviamo in questa grande sala, non affollata. C’erano “due o tre pretoni” (così mi ricordo che li avevo definiti...) che parlavano (erano i relatori), io a digiuno com’ero non capivo niente di quello che dicevano... ero andata con tante domande su come fare con i miei figli, volevo capire il loro dolore... ma solo una cosa ho capito e mi ha colpito! Io il mio sposo Michele lo avrei trovato nell’Eucaristia! Ma allora se è così... Mia figlia domani avrà il papà più vicino di tutti i suoi compagni! Ricordo il viaggio di ritorno da Treviso... io guidavo e continuavo felice a ripetere questa cosa! Mia figlia domani ha il papà più vicino di tutti i suoi compagni!

Il mio sposo nell’Eucaristia!? Che bello! Questa cosa la voglio capire bene... da qui ho iniziato la mia avventura con l’Opera Madonnina del Grappa. Ho conosciuto vedove anziane, malate, sole... ma gioiose! Mi sono detta: che bello! La voglio anch’io questa gioia!

Ho avuto la grazia di condividere con un gruppo di giovani vedove un cammino, con cui ho potuto elaborare il lutto, ricomprendere il Sacramento del matrimonio vissuto, guarire le ferite di relazione, lasciare andare lo sposo, accogliere Cristo Sposo e capire la chiamata (vocazione) del Signore sulla mia vita.

In parrocchia abbiamo vissuto Popolo In Missione e da questa molte le attività in parrocchia. Mi è stato chiesto di essere catechista dei bambini, mi è stato proposto un corso per accompagnatori di adulti, mi è stato chiesto di animare centri di ascolto della parola, c’è stato il cammino dei dieci comandamenti... la mia vita era piena di Gioia quel Cristo Risorto aveva illuminato la mia vita, la morte era sconfitta! Un percorso di catechesi e una nuova effusione dello Spirito Santo ha messo la ciliegina sulla torta! Per me è stata una nuova partenza!Importante è stata anche la guida spirituale di un frate del Santo che mi ha aiutata a capire sequel Giampaolo che ho conosciuto durante la missione era la chiamata che Dio mi faceva come nuova sposa. Dopo più di un anno di discernimento e tanta preghiera io e Giampaolo abbiamo capito che le nostre vite non si erano incontrate per caso e che Dio ci chiamava ad essere sposi. Ci siamo sposati forti del fatto che eravamo certi che era volontà del Signore, ci siamo fidati di Lui... non tutti erano felici il giorno delle nozze in particolare i miei figli che non volevano e insieme a loro alcuni parenti di Michele. Ci siamo fidati e abbiamo rinunciato alla convivenza dopo il matrimonio, Giampaolo è rimasto a casa sua e io con i miei figli, e un po’ alla volta Giampaolo poi è venuto a vivere con noi. Per noi la vita in Cristo nei Sacramenti, l’Annuncio del Risorto, la Comunità Parrocchiale, l’Opera Madonnina del Grappa sono i nostri pilastri.

 

Analisi di un’esperienza data

Pensando ad “esperienza data” mi vengono in mente tre situazioni:

Marco

In conclusione alla missione il nostro Parroco d Riccardo organizza un pellegrinaggio ad Assisi, conosco una sposa, che era in pullman con il marito e la loro bambina di circa sei anni, salutandomi al termine del pellegrinaggio in confidenza mi chiede di pregare per suo marito, io che ero ancora nel dolore per la perdita di Michele ho cominciato a pregare per Marco. Intanto Antonella comincia l’esperienza come catechista, io comincio l’esperienza come animatore dei CDA nelle parrocchie PIM (Parrocchie In Missione), ma solo quando il mio turno capita in parrocchia a Bosco dopo tre anni, incontrando Marco in piazza gli dico: “Vieni al CDA?” Lui mi risponde: “Ti mando Antonella!” e io ribatto: “No io voglio Te!”. Ora sono già cinque anni che animiamo il CDA in parrocchia di Bosco, perché nelle altre parrocchie PIM non c’è più l’esperienza, Marco è fedele all’appuntamento e molto felice di confrontare la propria vita con la Parola e di condividere con gli altri partecipanti. Oggi è ben inserito nella comunità e svolge un prezioso servizio nel direttivo del patronato Da quest’anno anche la sua bimba che nel frattempo è cresciuta, frequenta la seconda superiore, partecipa a CDA adulti e svolge un piccolo servizio di aiuto ai catechisti dei bambini.

Ivana

Qualche tempo fa un conoscente mi confida che un suo carissimo amico è morto di tumore, lasciando la moglie e il figlio adottivo di 15/16 anni. Mi chiede come può fare per aiutare questa famiglia nel dolore. Comincio a pregare per Ivana e consegno del materiale (rivista Speranza e Vita) a Gabriele da consegnare ad Ivana e mi metto a disposizione per eventuale incontro. Passa parecchio tempo penso almeno tre anni, un giorno Gabriele mi dice: sai Ivana mi ha detto che avrebbe bisogno di parlare con qualcuno che ha vissuto l’esperienza... Ho detto dalle il mio numero di telefono e dille di chiamarmi. Dopo due o tre mesi Ivana mi chiama... ora partecipa agli incontri diocesani di spiritualità vedovile e ha maturato una bella esperienza di amicizia con le partecipanti più giovani.

Massimo e Stefania

Trovare la famiglia ospitante per CDA è la cosa più importante ma anche la più difficile e ogni anno è una specie di via crucis per trovare la disponibilità, questo per svariati motivi: l’abitazione non deve essere lontana dal centro del paese così da essere raggiungibile da tutti, deve avere spazi sufficienti per almeno 15/18 persone poi ci sono problemi di orario di lavoro o di non condivisione della fede in famiglia ecc...

Massimo non lo conoscevo, ma aveva partecipato all’ultimo incontro CDA quaresima dell’anno precedente e in autunno avevano ospitato nella loro casa nel quartiere nuovo di Bosco la nuova benedizione delle famiglie invitando i loro vicini. Come coppia li vedevo sempre a messa tutte le domeniche, avevano battezzato la loro bimba all’età di sei anni. Ho pensato: perché non chiedere a loro la disponibilità ad accogliere il CDA? Ho chiesto solo per l’Avvento per non spaventarli dall’impegno, che bello! ...subito hanno accettato!

Da subito Massimo e Stefania hanno accolto l’opportunità del CDA nella loro casa con molta gioia (perché cosi avrebbero potuto partecipare insieme all’esperienza potendo accudire allo stesso tempo la figlia di 10 anni). Ma una sorpresa al terzo incontro dopo aver meditato e condiviso il brano del Vangelo di Giovanni della terza domenica anno B (Gv 1,6-8,19-28) dove si era parlato di Giovanni Battista testimone di Gesù Sposo della Chiesa (questo in riferimento alla legge del levirato), richiamando nella domanda iniziale “per entrare in argomento” all’esperienza umana del testimone (uomo di fiducia) che porta il bouquet di fiori alla sposa e la conduce allo sposo per le nozze, alla fine dell’incontro durante il momento conviviale che segue la serata, Stefania mi confida che lei e Massimo non sono sposati e che sono solo conviventi (ho percepito in Stefania che quella sera qualcosa si era mosso dentro di lei...). Da quel giorno io, Giampaolo e Isabella abbiamo iniziato a pregare per loro... Per farla breve...su loro esplicita richiesta siamo stati ospitati con il CDA in casa di Massimo e Stefania anche nella Quaresima e poi Avvento e Quaresima di quest’anno.

Quando nel penultimo incontro di Quaresima di quest’anno nella condivisione con tutto il gruppo Stefania ha confidato che con Massimo stanno pensando seriamente di celebrare le nozze Sacramento e ha ringraziato tutti i presenti per l’esperienza “opportunità” che era stata loro offerta, ho gioito con loro perché sicuramente, quando avverrà, queste saranno nozze con Cristo Sposo!

Da gennaio Stefania e Massimo svolgono un servizio nel Cammino di San Teobaldo (cammino spirituale proposto a tutta la comunità nelle varie fasce di età in occasione 950 anni dalla morte del Santo Patrono San Teobaldo) nell’accompagnare i ragazzi delle medie...

lettera firmata (@)



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